Ayurveda e Naturopatia: l’Oriente incontra l’Occidente
26 mag 2012 Lascia un commento
in Medicina Naturale/Natural Healing Etichette: 9 giugno, alimentazione, anatomia, approccio naturopatico, Associazione Operatori Ayurveda, attività fisica, Aum Himalaya, ayurveda, Bibliothé, consapevolezza, costituzione individuale, diagnosi, Dott.ssa Nancy Myladoor, equilibrio, essenze floreali, Europa, fisiologia, Giovanna Mazzarino, Incontro-Conferenza, India, Ippocrate, malattia, Mariangela Carotenuto, medicina convenzionale, mente-corpo-anima, natura, naturopatia, Occidente, Oriente, prakriti, pratica naturopatica, prevenzione, principi filosofici, prodotti naturali, sintomi, stato di salute, stile di vita, tradizione medica indiana, trattamenti fitoterapici, unione, visione olistica
Quali sono gli elementi che uniscono l’Ayurveda alla Naturopatia? E soprattutto: perché ricercare questi elementi di unione? Quali vantaggi ne possono derivare?
Fra gli elementi di unione della Medicina Ayurvedica (orientale) e della Naturopatia (occidentale) ricordo solo i principali:
- la visione della persona quale unione di mente-corpo-anima, la loro inscindibilità, che si riflette soprattutto sulla diagnosi medica (per quel che riguarda l’Ayurveda) e sulla valutazione della salute della persona (per quanto riguarda la Naturopatia).
- Sia la diagnosi in Ayurveda che la valutazione della salute in Naturopatia confluiscono quando si tratta di dover suggerire una terapia (Ayurveda) e dei percorsi del benessere (Naturopatia). E cioè, entrambe basano la loro visione olistica della salute della persona sullo stile di vita, l’attività fisica, l’alimentazione, e i prodotti naturali che siano da supporto al ristabilimento dell’equilibrio che viene perso nella malattia, oppure che prevengano uno stato di salute già precario.
- L’attenzione primaria rivolta alla prevenzione prima ancora che alla cura, riconoscendo l’instabilità dello stato di salute e quindi la predisposizione del corpo ad ammalarsi se non si seguono alcune “regole” che si ispirano alla natura.
- La consapevolezza che così come è in natura è nel nostro essere. Questo è il punto di partenza per il naturopata e il medico ayurvedico, che diventa punto di arrivo per la persona che si affida sia alla “scienza della vita” (= ayur veda) sia al “sentiero della natura” (=nature path).
In Occidente la Naturopatia è un po’ come l’Ayurveda in India, nel senso che si occupa della salute della persona nel suo insieme, e non si limita a curare solo i sintomi della malattia, come invece ci ha abituati la medicina convenzionale. Ciò che differenzia la Naturopatia dall’Ayurveda sono i metodi di cura. Ma non bisogna dimenticare che l’Ayurveda è una scienza millenaria, che ad oggi in India si è conservata nella sua integrità. Mentre la Naturopatia, nonostante debba le sue origini a Ippocrate, si è diffusa in Europa solo nel secolo scorso, ed è stata influenzata nel corso dei secoli da diverse correnti, fra le quali le tradizioni mediche e filosofiche provenienti dall’Oriente. Ecco perché l’approccio naturopatico non si avvale solo di metodi che alcuni terapeuti occidentali hanno sviluppato e testato nel tempo, ma anche di metodi che derivano dall’antica tradizione orientale, fra cui l’Ayurveda.
L’Ayurveda in Occidente viene spesso studiata come pratica naturopatica. Fatto è che in Occidente è difficile poter mantenere intatta la tradizione medica indiana per varie ragioni, non ultima l’utilizzo di medicamenti che derivano da piante difficilmente trovabili nel nostro clima. Mentre i principi flosofici sui quali si basa la Medicina Ayurvedica, la sua anatomia e fisiologia, la determinazione della costituzione individuale (prakriti), la diagnosi e i principi che regolano lo stile di vita possono tutti essere di grande vantaggio per il naturopata che li utilizza nella sua pratica.
La Naturopatia occidentale, d’altra parte, può integrare l’Ayurveda con i trattamenti fitoterapici, per esempio, o con l’utilizzo di altri trattamenti naturali, non ultime le essenze floreali, che non sono del tutto sconosciute in India, ma anzi già da tempo in India si stanno diffondendo con successo le essenze floreali di Aum Himalaya.
Di questo ed altro si parlerà durante l’Incontro-Conferenza che si terrà il 9 giugno prossimo a Roma, presso “Bibliothé”, in Via Celsa 4/5 (Piazza del Gesù), organizzato dal Coordinamento della regione Lazio dell’Associazione Operatori Ayurveda. L’ingresso è libero, e dopo l’incontro si avrà la possibilità di fermarsi a cena nel Ristorante ayurvedico Bibliothé insieme ai relatori. Per l’Ayurveda parlerà la Dott.ssa Nancy Myladoor, mentre per la Naturopatia parleranno Giovanna Mazzarino e Mariangela Carotenuto.
Il Massaggio in Ayurveda
21 mag 2012 Lascia un commento
in Medicina Naturale/Natural Healing Etichette: Associazione Operatori Ayurveda, ayurveda, consapevolezza, corpo-mente-spirito, massaggiatore, massaggio, massaggio ayurvedico, peeling ayurvedico, rilassamento, Ubatan, workshop 23 giugno 2012
Il Massaggio è considerato nella Medicina Ayurvedica una terapia. In Occidente si tende a considerare il risultato finale che deriva dal Massaggio il suo unico scopo. Mi spiego meglio: se il risultato finale del massaggio è uno stato di profondo rilassamento, di ben-essere generale, allora si tende a dare ad ogni tipo di massaggio questo significato.
Ma, nonostante il risultato finale del massaggio ayurvedico da noi conosciuto e percepito sia quello di rilassamento generale e di profonda calma mentale, le sue proprietà vanno ben oltre un semplice stato di benessere generale e rilassatezza di una durata pressoché limitata nel tempo.
Nell’ottica dell’Ayurveda, il massaggiatore di questa disciplina millenaria è tenuto a considerare i diversi elementi che compongono l’essere umano: il corpo, la mente e lo spirito, oltre all’unicità della persona che si trova davanti. Il massaggio ayurvedico è terapeutico nel senso che la finalità del massaggiatore non è solo quella di fare rilassare la muscolatura contratta del cliente sotto stress, ma deve essere quella di aiutare il cliente, attraverso il rilassamento muscolare, a ritrovare il suo equilibrio perduto di mente-corpo-spirito in considerazione dell’unicità della sua persona. Alla fine di una seduta di massaggio ayurvedico condotta con queste finalità, il cliente non si sentirà solo rilassato con una ritrovata scioltezza muscolare, ma avrà raggiunto una consapevolezza maggiore riguardo al suo corpo, e il legame che unisce corpo e mente. Questa consapevolezza aiuta verso l’auto-guarigione del cliente, in caso soffrisse di patologie particolari legate al corpo o alla mente.
Ne deriva che il massaggiatore ayurvedico ha la necessità di seguire un codice deontologico e che la sua professionalità venga riconosciuta. E’ per questo che è nata l’Associazione Operatori Ayurveda, con sede legale a Ronchi dei Legionari, e che ora ha aperto vari cordinamenti in Italia e all’estero.
In Ayurveda vi sono vari trattamenti che vengono definiti col termine generico di massaggio, ognuno dei quali utilizza olii ed erbe medicate specifici per la persona sotto esame. Ognuno di questi trattamenti inoltre è adatto per prevenire o lenire determinate patologie di cui la persona soffre.
Uno di questi trattamenti verrà proposto nella sede di Roma dell’Associazione Operatori Ayurveda durante il workshop di un giorno il 23 giugno prossimo. In pratica, si tratta di un “peeling” ayurvedico di viso e corpo dal nome Ubatan, che utilizza polvere di ceci e erbe medicate diverse a seconda del dosha, e cioè della costituzione fisica individuale. L’Ubatan, come tutti i trattamenti ayurvedici, non viene utilizzato solo come pulizia e nutrimento della pelle, o per rendere la pelle più bella e luminosa, ma ha dei benefici su tutto il corpo (e quindi anche sulla mente). La tradizione indiana ha infatti sempre unito la bellezza interiore della persona con l’igiene del corpo e della mente.
Medicina Ayurvedica e Astrologia Vedica
20 mag 2012 1 commento
in Medicina Naturale/Natural Healing Etichette: Associazione Operatori Ayurveda, Astrologia Vedica, ayurveda, conoscenza della vita, Dr. Ramachandra Panicer Raghavan, India, jyotish, luce interiore, Medicina Ayurvedica, medico ayurvedico
L’astrologia vedica – Jyotish in sanscrito, che vuol dire “luce interiore” - è uno strumento di indagine per capire il carattere della persona, e nello stesso tempo uno strumento di previsione di eventi futuri.
L’Ayurveda - che in sanscrito ha il significato di “conoscenza della vita” – è la medicina tradizionale dell’India, che considera la caratteristica costituzionale del paziente uno degli elementi determinanti per poter meglio consigliarlo sullo stile di vita da adottare. Da questo punto di vista, la conoscenza di Jyotish può essere di grande aiuto per il medico ayurvedico, che si trova così ad avere uno strumento in più di indagine. Inoltre, un bravo medico ayurvedico deve poter anche fare prevenzione, ed è qui che la scienza della “luce interiore” - Jyotish - può intervenire per guidarlo verso una terapia più appropriata.
E’ per questo che Jyotish e Ayurveda sono due discipline complementari, e il medico ayurvedico in India molto spesso si avvale sia della “conoscenza della vita” che della “luce interiore” per guidare il paziente lungo il percorso di guarigione, sia esso mentale, fisico o spirituale.
Il 7 giugno prossimo il Dr. Ramachandra Panicer Raghavan, Medico Ayurvedico, Direttore della Clinica Ayurvedica Abhaya Dhara di Kovalam ed Esperto in Astrologia Vedica si troverà a Roma presso la sede del Coordinamento di Roma dell’Associazione Operatori Ayurveda per offrire consulti di Ayurveda e Jyotish. Sarà una opportunità per molti di sperimentare un nuovo approccio alla vita e al proprio stato di salute.
Star of Bethlehem
11 mag 2012 Lascia un commento
in Conosciamo i 38 Fiori di Bach Etichette: Dr. Edward Bach, Fiori di Bach, I dodici guaritori e altri rimedi, lutto, Ornithogalum umbellatum, Rescue Remedy, Scoraggiamento o Disperazione, shock, Star of Bethlehem, Stella di Betlemme, trauma
L’essenza floreale “Star of Bethlehem” si prepara con i mazzi fioriti dell’Ornithogalum umbellatum, meglio conosciuto come Stella di Betlemme. Fiorisce da aprile a maggio.
Le parole chiave per il Fiore di Bach Star of Bethlehem sono: Shock, lutto, traumi.
Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la condizione in cui si viene a trovare la persona che ha bisogno del Rimedio Star of Bethlehem: ”Per coloro che soffrono molto in condizioni che per un certo tempo sono causa di grande infelicità. Il trauma causato da gravi notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento in seguito ad un incidente, e simili. Per coloro che per un certo tempo rifiutano di essere consolati, questo rimedio è di conforto.”
Lo stato emotivo in cui si trova la persona che ha bisogno di assumere il rimedio Star of Bethlehem è l’angoscia, il forte dolore che non si riesce ad esprimere. Proprio per questo è anche più difficile da estirpare, e c’è il pericolo che metta radici nel profondo, così la persona può rimanere per lungo tempo intrappolata nel dolore, anche inconsapevolmente.
La vita è un susseguirsi di traumi. La nascita stessa è un trauma. Però, perché si tramutino in esperienze di vita e non in dolore, è necessario affrontarli apertamente, riconoscendoli. Assumere il Fiore di Bach Star of Bethlehem aiuta in questa transizione, gradualmente. Darà finalmente sollievo a chi è stato per lungo tempo provato.
Assunto invece poco dopo aver ricevuto una cattiva notizia, o in caso di lutto di una persona cara, ad esempio, aiuterà ad evitare lo sconforto, e ad elaborare il lutto.
Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Star of Bethlehem fa parte del Gruppo dello Scoraggiamento o Disperazione, insieme con i rimedi Pine, Elm (vedi post del 7 marzo 2012), Sweet Chestnut, Cherry Plum (vedi post del 18 febbraio 2012), Willow, Larch (vedi post del 22 aprile 2012) e Crab Apple. Inoltre, Star of Bethlehem è uno dei rimedi contenuti nel Rescue Remedy, una miscela di Fiori ideata dal Dr. Edward Bach come aiuto nei casi di emergenza.
Jiddu Krishnamurti
07 mag 2012 Lascia un commento
in Spiritualità/Spirituality Etichette: freedom, happiness, Jiddu Krishnamurti, purpose, Self
“As I have said, I have only one purpose: to make man free, to urge him towards freedom, to help him to break away from all limitations, for that alone will give him eternal happiness, will give him the unconditioned realisation of the self.”
From: The dissolution of the Order of the Star
Oak
30 apr 2012 Lascia un commento
in Conosciamo i 38 Fiori di Bach Etichette: Dr. Edward Bach, forte senso del dovere, forza, I dodici guaritori e altri rimedi, Oak, Quercia, Quercus robur, Scoraggiamento o Disperazione
L’essenza floreale “Oak” si prepara con i fiori del Quercus robur, la Quercia comune, a fine aprile e maggio.
Le parole chiave per il Fiore di Bach Oak sono: Esausti dal forte senso del dovere.
Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la condizione in cui si viene a trovare la persona che ha bisogno del Rimedio Oak: ”Per coloro che combattono e lottano con tutte le loro forze per ristabilirsi nella salute, o circa le questioni della loro vita quotidiana. Essi non smetteranno di tentare una cosa dopo l’altra, sebbene il loro caso potrebbe sembrare disperato. Essi continueranno a lottare. Sono scontenti con se stessi se una malattia dovesse interferire con i loro doveri o l’aiuto verso il prossimo. Sono persone coraggiose, che lottano contro grosse difficoltà, senza perdere né la speranza né le forze.”
Le persone ”Oak” sono forti proprio come la quercia, l’albero dal quale si raccolgono i fiori per la preparazione del rimedio. Difatti esse si “sentono” forti, capaci di abbattere qualsivoglia ostacolo, pur di riuscire in ciò che devono e vogliono compiere. Per questo, a volte si prendono carico anche di responsabilità che non sono le loro, al solo scopo di aiutare gli altri. Dovesse sopravvenire una malattia, non sopporterebbero la loro condizione, e se da una parte si comporterebbero come se non avessero nulla, dall’altra, cercherebbero di curarsi in modo da ristabilirsi nel più breve tempo possibile. E questo soprattutto perché la malattia le rende deboli ed incapaci di portare avanti la loro sempre grande mole di lavoro.
Ma purtroppo, non sempre le persone Oak riescono a stare bene in salute, e può succedere talvolta che non riescano a vincere contro tutte le avversità della vita perché esaurite. Allora, non si riconoscono più, e quindi subentra in loro lo scoraggiamento. Loro, che solitamente aiutano gli altri e sono un sostegno per gli altri, hanno adesso bisogno di essere aiutate…..
L’essenza floreale Oak ridarà a queste persone la loro forza originaria, caratteriale, per uscire fuori dalla condizione inusuale in cui si sono ritrovate loro malgrado. Troveranno allora il modo per riacquistare la salute attraverso la consapevolezza del loro corpo e della necessità di trovare spazio per il riposo nella loro vita quotidiana. Il rimedio ridonerà poi il coraggio momentaneamente perso.
Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Oak fa parte del Gruppo dello Scoraggiamento o Disperazione, insieme con i rimedi Pine, Elm (vedi post del 7 marzo 2012), Sweet Chestnut, Star of Bethlehem (vedi post dell’11 maggio 2012), Willow, Larch (vedi post del 22 aprile 2012) e Crab Apple.
Sull’Illuminazione Improvvisa del Ch’an (Buddhismo cinese)
23 apr 2012 Lascia un commento
in Spiritualità/Spirituality Etichette: attaccamento, Buddha, Buddhismo cinese, Ch'an, illuminazione, silenzio, Tao
Essendo la natura di Buddha inesprimibile e inconcepibile, il Ch’an afferma che il solo modo per acquisirla è per mezzo dell’intuizione diretta, completa e istantanea. Questa è l’illuminazione improvvisa, caratteristica della filosofia Ch’an – anche se nella storia della filosofia cinese questa non era la prima volta che si sentiva parlare di Illuminazione improvvisa.
Questa teoria venne sviluppata in opposizione alla teoria indiana del graduale raggiungimento, secondo la quale la condizione di Buddha si conquista solamente con un graduale sviluppo della dottrina e della pratica. I buddhisti cinesi consideravano l’illuminazione graduale dei buddhisti indiani un “lavoro preparatorio”, un semplice apprendimento che nulla aveva a che fare con l’illuminazione stessa, che è una, e non può essere divisa per gradi.
L’illuminazione improvvisa, simile ad un salto sopra ad un precipizio, viene spesso considerata dai maestri Ch’an come la “visione del Tao”, in quanto si è uno con Esso, che è simile ad una immensa estensione di vuoto. Nel Ch’anismo si usa comunemente questa espressione:
La montagna è la montagna, il fiume è il fiume.
Nello stato di errore si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume, ma anche dopo l’illuminazione si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume. In sostanza, l’uomo, dopo l’illuminazione, non è diverso da ciò che era prima, solamente ”agisce” in modo diverso, e cioè senza attaccamento alcuno. Questo è anche il significato del noto detto ch’an:
Mangiare tutto il giorno senza inghiottire un solo grano;
indossare abiti tutto il giorno senza toccare neppure un filo.
Vorrei terminare con un racconto Ch’an che fa riferimento al silenzio come “impossibilità di giudizio” riguardo a qualsiasi argomento e come mezzo per il raggiungimento dell’illuminazione improvvisa:
Un Maestro era solito rimanere in silenzio e mostrare il pollice quando gli veniva chiesto di spiegare il Tao buddhista. Il ragazzo che lo assisteva, accortosi di questo, cominciò ad imitarlo. Un giorno il Maestro gli vide fare quel gesto e, rapido come un fulmine, gli tagliò via il pollice; il ragazzo corse via piangendo, allora il Maestro lo richiamò e, non appena il ragazzo si fu voltato, mise di nuovo in mostra il pollice. Fu in conseguenza di ciò che il ragazzo ricevette l’illuminazione improvvisa.
Questo insegna che si deve parlare molto prima di poter tacere, che c’è silenzio e silenzio…..