Parole o…. Silenzio?

Nel II Capitolo dello Chuang-tzu, intitolato Ch’i Wu Lun (“Sulla eguaglianza delle cose”), è scritto:

Poiché tutte le cose sono uno, c’è posto per le parole?

Nella nostra vita, così come la concepiamo noi, le parole sembrano avere un posto predominante, cosicché forse ne facciamo troppo uso e ci aggrappiamo ad esse. Le parole servono per comunicare con gli altri, sono un fattore prettamente sociale, costituiscono “i suoni dell’uomo”. Esprimono affermazioni, negazioni, punti di vista individuali e limitati che colgono solo un lato delle cose. E’ per questo che non bisogna farne troppo uso. Essendo un prodotto dell’uomo, esse sono talvolta fallaci e ci ingannano. Chuang-tzu insegna:

Una nassa serve per prendere pesci ma, quando il pesce è preso, non c’è più bisogno di pensare alla nassa.

Una tagliuola serve per prendere lepri; ma quando la lepre è presa, non c’è più bisogno di pensare alla tagliuola.

Le parole servono per capire le idee, ma quando l’idea è colta non c’è più bisogno di pensare alle parole.

Oh, se potessi trovare qualcuno che ha smesso di pensare alle parole e potessi averlo vicino per conversare con lui!

Appena colta l’idea, il significato che sta dietro la parola, bisogna dimenticare quest’ultima. Da qui il desiderio di Chuang-tzu di conversare con qualcuno che abbia smesso di pensare alle parole.

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