Oak

L’essenza floreale “Oak” si prepara con i fiori del Quercus robur, la Quercia comune, a fine aprile e maggio.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Oak sono:  Esausti dal forte senso del dovere.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la condizione in cui si viene a trovare la persona che ha bisogno del Rimedio Oak:  ”Per coloro che combattono e lottano con tutte le loro forze per ristabilirsi nella salute, o circa le questioni della loro vita quotidiana. Essi non smetteranno di tentare una cosa dopo l’altra, sebbene il loro caso potrebbe sembrare disperato. Essi continueranno a lottare. Sono scontenti con se stessi se una malattia dovesse interferire con i loro doveri o l’aiuto verso il prossimo. Sono persone coraggiose, che lottano contro grosse difficoltà, senza perdere né la speranza né le forze.”

Le persone “Oak” sono forti proprio come la quercia, l’albero dal quale si raccolgono i fiori per la preparazione del rimedio. Difatti esse si “sentono” forti, capaci di abbattere qualsivoglia ostacolo, pur di riuscire in ciò che devono e vogliono compiere. Per questo, a volte si prendono carico anche di responsabilità che non sono le loro, al solo scopo di aiutare gli altri. Dovesse sopravvenire una malattia, non sopporterebbero la loro condizione, e se da una parte si comporterebbero come se non avessero nulla, dall’altra, cercherebbero di curarsi in modo da ristabilirsi nel più breve tempo possibile. E questo soprattutto perché la malattia le rende deboli ed incapaci di portare avanti la loro sempre grande mole di lavoro.

Ma purtroppo, non sempre le persone Oak riescono a stare bene in salute, e può succedere talvolta che non riescano a vincere contro tutte le avversità della vita perché esaurite. Allora, non si riconoscono più, e quindi subentra in loro lo scoraggiamento. Loro, che solitamente aiutano gli altri e sono un sostegno per gli altri, hanno adesso bisogno di essere aiutate…..

L’essenza floreale Oak ridarà a queste persone la loro forza originaria, caratteriale, per uscire fuori dalla condizione inusuale in cui si sono ritrovate loro malgrado. Troveranno allora il modo per riacquistare la salute attraverso la consapevolezza del loro corpo e della necessità di trovare spazio per il riposo nella loro vita quotidiana. Il rimedio ridonerà poi il coraggio momentaneamente perso.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Oak fa parte del Gruppo dello Scoraggiamento o Disperazione, insieme con i rimedi Pine, ElmSweet Chestnut, Star of Bethlehem, WillowLarch e Crab Apple.

Sull’Illuminazione Improvvisa del Ch’an (Buddhismo cinese)

Essendo la natura di Buddha inesprimibile e inconcepibile, il Ch’an afferma che il solo modo per acquisirla è per mezzo dell’intuizione diretta, completa e istantanea. Questa è l’illuminazione improvvisa, caratteristica della filosofia Ch’an – anche se nella storia della filosofia cinese questa non era la prima volta che si sentiva parlare di Illuminazione improvvisa.

Questa teoria venne sviluppata in opposizione alla teoria indiana del graduale raggiungimento, secondo la quale la condizione di Buddha si conquista solamente con un graduale sviluppo della dottrina e della pratica. I buddhisti cinesi consideravano l’illuminazione graduale dei buddhisti indiani un “lavoro preparatorio”, un semplice apprendimento che nulla aveva a che fare con l’illuminazione stessa, che è una, e non può essere divisa per gradi.

L’illuminazione improvvisa, simile ad un salto sopra ad un precipizio, viene spesso considerata dai maestri Ch’an come la “visione del Tao”, in quanto si è uno con Esso, che è simile ad una immensa estensione di vuoto. Nel Ch’anismo si usa comunemente questa espressione:

La montagna è la montagna, il fiume è il fiume.

Nello stato di errore si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume, ma anche dopo l’illuminazione si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume. In sostanza, l’uomo, dopo l’illuminazione, non è diverso da ciò che era prima, solamente “agisce” in modo diverso, e cioè senza attaccamento alcuno. Questo è anche il significato del noto detto ch’an:

Mangiare tutto il giorno senza inghiottire un solo grano;

indossare abiti tutto il giorno senza toccare neppure un filo.

Vorrei terminare con un racconto Ch’an che fa riferimento al silenzio come “impossibilità di giudizio” riguardo a qualsiasi argomento e come mezzo per il raggiungimento dell’illuminazione improvvisa:

Un Maestro era solito rimanere in silenzio e mostrare il pollice quando gli veniva chiesto di spiegare il Tao buddhista. Il ragazzo che lo assisteva, accortosi di questo, cominciò ad imitarlo. Un giorno il Maestro gli vide fare quel gesto e, rapido come un fulmine, gli tagliò via il pollice; il ragazzo corse via piangendo, allora il Maestro lo richiamò e, non appena il ragazzo si fu voltato, mise di nuovo in mostra il pollice. Fu in conseguenza di ciò che il ragazzo ricevette l’illuminazione improvvisa.

Questo insegna che si deve parlare molto prima di poter tacere, che c’è silenzio e silenzio…..

Larch

L’essenza floreale “Larch” si prepara con i fiori, le foglie e i ramoscelli del Larix decidua, il Larice comune, nei mesi di aprile e maggio.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Larch sono:  Mancanza di fiducia in se stessi.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la condizione in cui si viene a trovare la persona che ha bisogno del Rimedio Larch:  “Per coloro che non si considerano tanto bravi o capaci quanto coloro che li circondano, che si aspettano di fallire, che sentono di non poter mai avere successo, e perciò non osano o fanno alcun tentativo abbastanza significativo per riuscire.”

Le persone che hanno bisogno di assumere il Fiore di Bach Larch hanno perso la loro autostima. Preferiscono rinunciare, pur di non fallire. E sono infatti convinti di fallire, di non essere all’altezza. Perciò non tentano neanche, perché per loro un fallimento equivale ad una sconfitta, alla quale in cuor loro pensano di non poter far fronte emotivamente….
Il Rimedio di Bach Larch fa ritrovare la fiducia in se stessi. La persona non ha più timore di farsi avanti, così come di provare nuove strade, perché ha ritrovato l’entusiasmo nella vita, e sa che quest’ultima è fatta di vincite, ma anche di sconfitte che rendono più forti emotivamente. Perciò, non si scoraggia facilmente se non raggiunge il successo sperato, ma anzi cerca di misurarsi con gli altri, di capire le ragioni del suo fallimento, per poter migliorare in futuro.
Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Larch fa parte del Gruppo dello Scoraggiamento o Disperazione, insieme con i rimedi Pine, ElmSweet Chestnut, Star of Bethlehem, Willow, Oak e Crab Apple.

Hornbeam

Il Rimedio di Bach ” Hornbeam” viene preparato con i giovani ramoscelli, le foglie e i fiori del Carpinus betulus, il Carpino bianco, nei mesi di aprile e maggio.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Hornbeam sono: Stanchezza all’idea di fare qualcosa.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la personalità Hornbeam: ” Per coloro che sentono di non avere sufficiente forza, mentale o fisica, per farsi carico del peso della vita che è stato loro assegnato; a loro sembra di non poter far fronte alle questioni di tutti i giorni, sebbene in genere riescono a portare a termine il loro compito. Per coloro che credono che qualcosa, nella mente o nel corpo, abbia bisogno di essere rafforzata prima di poter facilmente portare a termine il loro lavoro.”

La stanchezza tipica della persona che necessita di Hornbeam non è la stessa della persona che invece beneficia dell’assunzione del Fiore di Bach Olive. Infatti, mentre quest’ultima si sente debole, esausta e priva di energie, la persona Hornbeam è stanca solo all’idea di fare qualcosa. E così anche la mattina al risveglio, trova difficoltà ad alzarsi, perché stanca al pensiero di dover incominciare una nuova giornata….. Le energie – una volta messasi in moto – non le mancano. Ciò che le manca è la “spinta” a fare ciò che deve….

L’essenza Hornbeam ridà a queste persone quella “spinta” per riacquistare le forze necessarie a portare a termine quei compiti a volte complessi della vita di tutti i giorni, accettando con gioia il loro cammino. Ciò che in un primo momento sembrava faticoso, non lo è più: in un certo senso, nell’intimo, ci si sente più responsabili dei compiti quotidiani da svolgere e quindi la vita scorre con più fluidità…. La stanchezza scompare, e si portano a termine i propri compiti.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Hornbeam si colloca nel Gruppo dell’Incertezza, insieme alle essenze Cerato, Scleranthus, Gentian, Gorse e Wild Oat.

Similitudini fra Buddhismo e Ch’anismo: spontaneità e silenzio che conducono alla meditazione

Il Ch’anismo (più noto come Zen in giapponese), è il Buddhismo cinese. Ch’an è la traduzione fonetica cinese di Dhyana, che in lingua indiana vuol dire meditazione. Ed infatti, il Ch’anismo pone l’accento sulla meditazione come disciplina religiosa che conduce alla tranquillità della mente e quindi all’illuminazione improvvisa.

Il Buddhismo indiano fu introdotto in Cina nella seconda metà del I sec. d.C. Per i cinesi non deve essere stato difficile accettare la filosofia buddhista, dati alcuni concetti simili al Taosimo. Infatti, all’inizio i testi buddhisti venivano presentati nei termini di Lao-tzu, Chuang-tzu e I-ching, secondo un metodo d’interpretazione chiamato Ko-i – nonostante non tutti i monaci cinesi accettassero passivamente questo metodo….

I concetti portati avanti dal Ch’anismo erano fondamentalmente due: spontaneità e silenzio. Quest’ultimo è strettamente legato al primo, anzi ne è la conseguenza. E’ spontaneità quella che caratterizza le azioni del Bodhisattva, così come è spontaneità la conoscenza superiore del Saggio taoista. La meditazione – dhyana – deve essere spontanea, così come lo è l’accorgersi che le cose sono “così come sono” (tathata). Ed è spontanea l’illuminazione stessa.

Da questa spontaneità deriva il concetto di silenzio, cioè l’impossibilità di affermare qualsiasi cosa. Per i seguaci del Ch’anismo, la Realtà non può essere nè espressa a parole nè può essere scritta, proprio come per i taoisti il Tao che può essere descritto non è il Tao Assoluto. La Realtà è chiamata “la mente” o “la natura di Buddha”, che è presente in tutti gli esseri senzienti. D’accordo con la scuola Mahayana, il Ch’anismo insegna che questa Realtà è sunya, e cioè “vuoto”, inesprimibile a parole e inconcepibile col pensiero. La vacuità non è negazione, essa trascende anche la negazione: è il non-qualificabile che, come scrive G. Tucci, “non può mai diventare contenuto del pensiero” (“Le religioni del Tibet” trad.it., Roma 1976, p.101). Inoltre, “questo vuoto è tale perché il nostro pensiero non riesce a definire l’Essere” (Ibidem, p.128). Perciò, il miglior modo per esprimere la Realtà sta nel rimanere in silenzio.

Eppure noi – che facciamo parte del mondo samsarico – esigiamo delle spiegazioni, non comprendiamo il silenzio. Una volta a Ma-tzu (morto nel 788) fu chiesto: ‘Perché dici che il vero spirito è Buddha?’ Ma-tzu rispose: ‘Io voglio semplicemente far smettere il pianto dei bambini.’ ‘E nel caso smettessero di piangere?’ gli si chiese nuovamente. ‘Allora nè spirito nè Buddha’ fu la risposta. Un altro Maestro Ch’an disse che In realtà quella tale cosa detta Bodhi non esiste. Che il Buddha ne parlasse era solo per il fatto che la considerava un mezzo per educare gli uomini, proprio come si possono far passare delle foglie gialle per monete d’oro al fine di frenare il pianto dei bambini….’*

La nostra sete di sapere è simile al pianto dei bambini…. noi smettiamo di piangere allorché siamo soddisfatti della risposta ricevuta. La cosa migliore, dicono i ch’anisti, è lasciarsi andare senza sforzi deliberati. Questo è anche il wu-wei dei taoisti.

Lo stesso Buddha scoprì che sforzarsi di trovare risposte non funzionava, e cominciò ad accorgersi che esisteva in lui una qualità “sveglia” che si manifestava solo in assenza di sforzo. Da qui il lasciar essere, il “metodo scoperto dal Buddha”, cioé la pratica della meditazione. Così come il musicista di sitar, in un famoso aneddoto riguardo al Buddha, non accorda le corde del suo strumento nè troppo tese nè troppo lente, allo stesso modo – insegna il Buddha – non bisogna imporre nulla con troppa forza nella nostra mente, nè dobbiamo lasciarla vagare qua e là.*

*Fung Yu-lan “Storia della filosofia cinese”, trad. it., Mlano 1975.

Chestnut Bud

L’essenza del “Chestnut Bud” viene preparata nei mesi di aprile o maggio con i boccioli e i ramoscelli dell’ Aesculus hippocastanum, l’Ippocastano, conosciuto anche come Castagno d’India.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Chestnut Bud sono: Incapacità di imparare dagli errori.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive le persone che necessitano dell’essenza floreale Chestnut Bud: ” Per coloro che non traggono pienamente profitto dall’osservazione e dall’esperienza, e che rispetto ad altri hanno bisogno di più tempo per imparare le lezioni della vita quotidiana. Mentre un’unica esperienza sarebbe sufficiente per alcuni, queste persone trovano necessario averne di più, a volte parecchie, prima di imparare la lezione. Perciò, con dispiacere, esse si trovano a ripetere lo stesso errore in diverse occasioni, quando invece ne sarebbe stata sufficiente una sola, oppure l’osservazione di altri avrebbe potuto risparmiare loro anche quel solo errore.”

Le persone Chestnut Bud in equilibrio sono attente alle esperienze che la vita di ogni giorno offre loro. Nel loro intimo sono consapevoli del fatto che la loro vita è un susseguirsi di lezioni che devono imparare per migliorarsi. Non solo, ma sanno osservare gli errori degli altri – oltre che i propri – perché convinti di poter imparare anche da questi ultimi e che, conoscendoli, possano evitarli.

Lo squilibrio avviene quando l’attenzione viene meno, e si ritrovano a fare esperienze dolorose in circostanze già sperimentate in precedenza, o di cui erano a conoscenza per errori simili compiuti da altri. La loro sofferenza non è solo dovuta al dolore dell’esperienza in sé, ma anche dalla consapevolezza di avere già sofferto a causa di quello stesso dolore.

L’assunzione del Fiore di Bach Chestnut Bud ridona la concentrazione perduta, rende più attenti affinché non vengano ripetuti errori nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni così come nel lavoro. Fa cessare la sofferenza, anche perché rende più fiduciosi nella propria capacità di attenzione e quindi di migliorarsi, ritornando ad essere protagonisti della propria vita.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Chestnut Bud si colloca nel Gruppo dell’Insufficiente interesse nelle circostanze presenti, insieme alle essenze Clematis, Honeysuckle, Wild Rose, White Chestnut, Mustard e Olive.