Sull’Illuminazione Improvvisa del Ch’an (Buddhismo cinese)

Essendo la natura di Buddha inesprimibile e inconcepibile, il Ch’an afferma che il solo modo per acquisirla è per mezzo dell’intuizione diretta, completa e istantanea. Questa è l’illuminazione improvvisa, caratteristica della filosofia Ch’an – anche se nella storia della filosofia cinese questa non era la prima volta che si sentiva parlare di Illuminazione improvvisa.

Questa teoria venne sviluppata in opposizione alla teoria indiana del graduale raggiungimento, secondo la quale la condizione di Buddha si conquista solamente con un graduale sviluppo della dottrina e della pratica. I buddhisti cinesi consideravano l’illuminazione graduale dei buddhisti indiani un “lavoro preparatorio”, un semplice apprendimento che nulla aveva a che fare con l’illuminazione stessa, che è una, e non può essere divisa per gradi.

L’illuminazione improvvisa, simile ad un salto sopra ad un precipizio, viene spesso considerata dai maestri Ch’an come la “visione del Tao”, in quanto si è uno con Esso, che è simile ad una immensa estensione di vuoto. Nel Ch’anismo si usa comunemente questa espressione:

La montagna è la montagna, il fiume è il fiume.

Nello stato di errore si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume, ma anche dopo l’illuminazione si vede la montagna come montagna e il fiume come fiume. In sostanza, l’uomo, dopo l’illuminazione, non è diverso da ciò che era prima, solamente “agisce” in modo diverso, e cioè senza attaccamento alcuno. Questo è anche il significato del noto detto ch’an:

Mangiare tutto il giorno senza inghiottire un solo grano;

indossare abiti tutto il giorno senza toccare neppure un filo.

Vorrei terminare con un racconto Ch’an che fa riferimento al silenzio come “impossibilità di giudizio” riguardo a qualsiasi argomento e come mezzo per il raggiungimento dell’illuminazione improvvisa:

Un Maestro era solito rimanere in silenzio e mostrare il pollice quando gli veniva chiesto di spiegare il Tao buddhista. Il ragazzo che lo assisteva, accortosi di questo, cominciò ad imitarlo. Un giorno il Maestro gli vide fare quel gesto e, rapido come un fulmine, gli tagliò via il pollice; il ragazzo corse via piangendo, allora il Maestro lo richiamò e, non appena il ragazzo si fu voltato, mise di nuovo in mostra il pollice. Fu in conseguenza di ciò che il ragazzo ricevette l’illuminazione improvvisa.

Questo insegna che si deve parlare molto prima di poter tacere, che c’è silenzio e silenzio…..

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