Come controllare la componente limbica del cervello?

In una intervista rilasciata il 3 gennaio 2008 da Rita Levi Montalcini sul “Venerdì di Repubblica”, alla domanda della giornalista Cristina Mochi: Il mondo le sembra più razionale di ieri? La scienziata Premio Nobel rispondeva:
 
“Viviamo ancora dominati da bassi impulsi, come cinquantamila anni fa.
Perché il nostro cervello ha una componente arcaica e limbica (che ha sede nell’ippocampo) che è aggressiva, emotiva e affettiva ed è quella che ha permesso all’australopiteco di salvarsi, quando è sceso dagli alberi e ha affrontato il mondo.
L’altra componente, cognitiva e neocorticale, è molto più recente e corrisponde alla fase dello sviluppo del linguaggio. Purtroppo questa parte non riesce ancora a controllare quella più antica che, anzi, nei momenti estremi (guerre, crisi, carestie) torna dominante. Sono le condizioni ambientali, in definitiva, a metterla in funzione: nei regimi totalitari, per esempio, l’attività del cervello arcaico è al massimo”.
 
Rita Levi Montalcini continua l’intervista affermando che occorre tenere sotto controllo le emozioni, e che ciò è possibile anche attraverso l’educazione scolastica, poiché i bambini “hanno una componente cognitiva sulla quale bisogna fare leva fin dalla nascita”.
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Carl Rogers’ Counselling and Edward Bach’s Prescribing Method

Counselling is a technique that promotes wellbeing and prevents dis-ease. It was conceived in the 1950’s by American psychotherapist Carl Rogers (1902-1987). Set within humanistic psychology, it highlights the importance of personal evolution, and therefore individuality, and this was just the essence of Dr Edward Bach’s philosophy, the foundation of his therapeutical approach. It was even assumed that Carl Rogers could have been inspired by Edward Bach (who, it is remembered, was born in 1886 and died in 1936), and therefore that Dr. Bach could in a certain way be considered the forerunner of a psychology testing method.

One can surely state that Rogers and Bach had something in common, that is their interest in oriental cultures and philosophies – which probably grew in Rogers after his trip to the eastern countries when he was young, and in Bach after his possible meeting with Krishnamurti. This interest might have brought them both towards a similar way of thinking and approach to life. Nevertheless, common to both Rogers and Bach was the conviction that within the individual there is a positive force that drives him towards evolution and therefore the individual owns within himself those resources needed in order to make him become a better person.

However it is, there are for sure some similarities between Edward Bach’s prescribing method and Carl Rogers’ counselling. In his piece of work “On becoming a person” Carl Rogers has described counselling as a relationship between two persons where the goal of at least one of the two is to promote in the other growth, development, maturity and the attainment of actions that are more suitable and integrated to the other. Moreover, Rogers’ “client-centered-therapy” is similar to Bach’s philosophy in that it highlights respect of each one’s individuality in the conviction that each one is different.

L’Arte della Felicità

Che la felicità personale possa essere raggiunta lavorando sul comportamento e quindi eliminando gli stati mentali negativi che ostacolano il vero processo di cambiamento dell’individuo è un assioma comune a molti psicologi. E’ sul come raggiungere quest’obiettivo che le idee divergono.

In un libro scritto da Sua Santità il Dalai Lama e dallo psichiatra americano Howard C. Cutler dal titolo “The Art of Happiness”, il Dalai Lama indica come mezzo principale per raggiungere cambiamenti positivi nella propria vita la conoscenza di come le nostre emozioni negative compromettono il raggiungimento della felicità, e come invece ci sia d’aiuto coltivare emozioni positive. Egli dice che la conoscenza e l’istruzione sono importanti perché aiutano a sviluppare la convinzione del bisogno di cambiare, che è il secondo stadio verso la nostra determinazione al cambiamento, che potrà poi essere trasformata in quello che è l’ultimo stadio prima del cambiamento, e cioè in azione. E’ così che, a Suo giudizio, ha luogo la trasformazione e il cambiamento di ogni cosa.

Le Emozioni possono condizionare il Sistema Immunitario?

Alla metà degli anni ’70, con un esperimento condotto sui topi, lo psicologo Robert Ader e l’immunologo Nicholas Choen dimostrarono per la prima volta che il cervello può condizionare il sistema immunitario e diedero inizio ad una scienza, la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), che studia la relazione che intercorre fra psiche, cervello e sistema immunitario. La PNEI non solo ha riconosciuto da tempo l’influenza che hanno il comportamento e le emozioni sul sistema immunitario, ma ricerche relativamente recenti hanno dimostrato che il sistema immunitario invia segnali al cervello “che alterano in modo potente l’attività neurologica e pertanto alterano tutto ciò che deriva dall’attività neurologica, soprattutto il comportamento, il pensiero e l’umore“.

Insomma, è stato dimostrato che non solo molti cambiamenti che si verificano nell’umore e a livello cognitivo vengono diretti da eventi del sistema immunitario di cui siamo inconsapevoli, ma anche che lo stress può realmente portare alla malattia, appunto perché collegato al sistema immunitario, ed è quindi in grado di sollecitare sintomi quali quelli del comune raffreddore.

Secondo la PNEI, le emozioni vengono create dal cervello, e il sistema limbico – ed in particolare l’ipotalamo, ad esso intimamente connesso – è preposto a questa funzione. La scoperta della scienziata Candace Pert che i neuropeptidi ed i neurotrasmettitori si trovano anche sulle pareti del sistema immunitario – e perciò i neuropeptidi non vengono prodotti solo dal cervello – dimostra l’associazione che intercorre con le emozioni e suggerisce che le emozioni e la salute sono profondamente interdipendenti.

La Psiconeuroendocrinoimmunologia ha quindi dimostrato un chiaro rapporto fra l’attività del sistema immunitario e quella del sistema nervoso. Fra gli altri, uno studio ha riscontrato che uomini di mezza età affetti da depressione erano più inclini a sviluppare il cancro, un altro studio ha riscontrato invece che persone che dicevano di aver perso la speranza erano più inclini a morire, ed un terzo studio ha dimostrato che persone con il cancro avevano sofferto di forti depressioni e di un’infanzia infelice.

Il Counselling di Carl Rogers

La terapia-centrata-sul-cliente di Carl Rogers si può definire un metodo che propone al cliente stesso la sua auto-guarigione, attraverso la comprensione di sé. La costruzione di una buona “alleanza” relazionale fra counsellor e cliente è pertanto presupposto necessario per una positiva riuscita della terapia.

Rogers nella prefazione al suo libro “Client-Centered Therapy” descrive così la sua terapia: “……… [Questo libro] Riguarda un cliente che si siede nel mio studio per cercare di essere se stesso……. Questo libro riguarda me, mentre siedo là con quel cliente, a quattr’occhi, partecipando alla sua lotta con tutto l’impegno e con tutta la sensibilità di cui sono capace………. Riguarda me mentre mi rallegro del privilegio di assistere alla crescita di una nuova personalità, mentre assisto con un senso di meraviglia all’emergere di un io, mentre assisto a un processo di sviluppo in cui ho avuto una parte importante e facilitatrice. Riguarda il cliente e me mentre osserviamo con meraviglia le forze potenti ed ordinate venute alla luce nel corso della nostra esperienza, forze che appaiono profondamente radicate nell’universo tanto da sembrare un tutto unico. Il libro riguarda, credo, la vita, mentre si rivela così chiaramente nel processo terapeutico, con il suo cieco potere e la sua tremenda capacità di distruggere, ma anche con il suo impulso verso la crescita, capace di agire se certe condizioni sono rispettate”.

Dopo essersi accordati sul “contratto”, e cioé sugli obiettivi che si vogliono raggiungere durante le sedute, il counsellor chiede al cliente di “narrarsi”, e cioé di esporre i suoi problemi, le sue preoccupazioni, le sue emozioni (sia positive che negative), e suo compito sarà quello di mettere in evidenza parti importanti del discorso del cliente, attraverso le domande aperte, la riformulazione, la ripetizione, in modo tale che il cliente possa sentirsi capito, oltreché “osservare”, “riconoscere” e dunque analizzare da solo il suo stesso pensiero. Insomma, attraverso il Counselling, è il cliente che dovrà trovare dentro di sé le risposte alle sue stesse domande e non sarà il terapeuta ad offrirgliele. Quest’ultima è anche la differenza principale che distingue il counselling dalla psicoterapia. E’ interessante sottolineare in questo contesto come Rogers fosse fermamente convinto che la qualità del rapporto che si instaura fra terapeuta e cliente “sia più importante, a lungo andare, della conoscenza culturale, della preparazione professionale, dell’orientamento ideologico, delle tecniche terapeutiche usate nel colloquio”.

Il Counselling si potrebbe dunque definire una terapia della consapevolezza di sé che aiuta il cliente ad evolversi, ed il ruolo del Counselor è quello di fare da specchio a questa evoluzione, facendo riconoscere al cliente i condizionamenti di cui si deve liberare se vuole essere se stesso, lo rende consapevole, e lo libera dalla paura del cambiamento che lo paralizza. Può accompagnarlo verso il suo percorso evolutivo, solo però se lui lo vuole veramente. Infatti, a differenza della psicoterapia, nel Counselling ci deve essere da parte del cliente una vera volontà di arrivare alla meta, di migliorare.

Che cos’è lo stress?

Nel 1936 Hans Selye, medico endocrinologo, scrisse il suo primo articolo sulla sindrome da stress (o Sindrome Generale di Adattamento) nella rivista “Nature”. Egli fu il primo a dimostrare che lo stress non è un concetto vago, collegato ad esempio all’insoddisfazione nella vita, ma è chiaramente un fenomeno biologico e medico ben definito, i cui meccanismi possono essere identificati in modo oggettivo e con cui riusciamo a convivere meglio una volta che sappiamo come fronteggiarlo. Selye ha voluto distinguere fra “distress” (dal latino dis=cattivo) ed “eustress” (dal greco eu=buono), poiché l’evento collegato allo stress può essere sia spiacevole che piacevole. Per esempio, lo stress dell’umiliazione, dell’insuccesso, come quello dell’infezione, è sicuramente controproducente, ma quello derivante dal lavoro creativo o di successo è benefico; pertanto, la reazione allo stress, come anche il consumo di energia, può avere effetti buoni o cattivi. Nonostante il corpo risponda in modo simile agli stimoli positivi dell’eustress così come a quelli negativi del distress, il fatto che l’eustress causi un danno minore del distress dimostra che il determinare l’adattamento positivo al cambiamento dipende tutto dalla reazione individuale allo stress.

L’effetto stressante dipende quindi dall’intensità e dalla durata dell’esperienza, nonché dalla capacità di adattamento dell’organismo. Gli stimoli che evocano una risposta a quegli stati che vengono definiti come “stress” sono denominati da Selye “stressors”, ed egli notò che uno stato di stress, anche se dovuto ad uno stesso stimolo, può causare effetti diversi in individui diversi. Questo fatto fu attribuito a fattori condizionanti che possono selettivamente aumentare o inibire l’uno o l’altro effetto dello stress. Questo condizionamento può essere endogeno (predisposizioni genetiche, età o sesso) oppure esogeno (cure con ormoni, droghe o fattori dietetici). Sotto l’influenza di questi fattori condizionanti, un grado di stress di solito ben tollerato può anche diventare patogeno. Conseguenze di uno stress prolungato sono state individuate in un acceleramento del processo di invecchiamento, in malattie a carico dell’apparato digerente e in squilibrio ormonale, poiché il corpo sotto stress tende a rallentare la digestione, il mantenimento e la riparazione, per incanalare l’energia verso ciò che ha causato lo stress. Infatti, qualsiasi sistema corporeo che viene stimolato in eccesso tenderà a ridurre le sue capacità di funzionamento.

Ad ogni modo, secondo Selye gli “stressors” non sono solo di natura fisica. Anche le emozioni, ad esempio l’amore, l’odio, la gioia, la rabbia, la paura e la sfida producono gli stessi cambiamenti caratteristici della sindrome da stress. Inoltre, fu da lui rilevato che senza alcun dubbio nell’uomo, che ha un sistema nervoso centrale molto sviluppato, gli stati emozionali sono gli stimolatori più frequenti, sebbene non possano essere considerati come gli unici fattori.

Il Counselling integrato ai Rimedi di Bach – III PARTE

Sia il Counselling che il Sistema di Bach concordano nel ritenere la comprensione di sé e la consapevolezza del proprio percorso di vita indispensabili affinché si instauri un equilibrio fra mente e corpo, considerando l’auto-guarigione non solo possibile, ma l’unico obiettivo che ogni individuo deve ricercare.

Infatti, l’Educatore di Bach, come il Counsellor, non è un terapeuta nel vero senso del termine, perché la sua funzione non è quella di “curare” la malattia o il disagio, ma di far sì che attraverso una maggiore consapevolezza di sé il cliente arrivi da solo a “scoprire” la sua Anima, e cioè il suo vero essere. L’unica differenza risiede nel fatto che l’Educatore di Bach ha uno strumento in più per arrivare al suo scopo, e cioè i Rimedi floreali, che prescriverà dopo un primo colloquio con il cliente della durata di circa 50 minuti, e solo dopo aver spiegato la loro funzione ed il cliente abbia accettato di assumerli, così da renderlo – appunto – consapevole del proprio modo di essere, delle sue debolezze così come delle sue forze. Anche qui, come nel Counselling, ci deve essere una presa di coscienza da parte del cliente, di modo che la sua guarigione possa essere efficace, e quindi si possa parlare di vera auto-guarigione.

Prescrivere i Rimedi di Bach durante le sedute di Counselling può agevolare ulteriormente la presa di coscienza da parte del cliente, e perciò accelerare la sua auto-guarigione.

Prendiamo ad esempio una madre che si rivolge al Counsellor per aiutarla ad eliminare le sue esplosioni di rabbia verso i figli. Perché il counselling possa avere successo ci vorranno settimane o mesi (a seconda delle ragioni che spingono la madre alle sue esplosioni di rabbia). Nel frattempo, però, i suoi figli a casa continuano a soffrire. In questo caso, somministrare i Rimedi di Bach alla madre fin dal primo giorno può aiutarla a calmarla in poco tempo. I rimedi potranno aiutarla ad avere più pazienza, più controllo di sé e meno rabbia. La sua vita familiare potrà nel frattempo essere più stabile e felice, mentre lei imparerà dal counselling le strategie migliori per combattere la rabbia e relazionarsi agli altri. Inoltre, i rimedi potranno aiutarla a scoprire problematiche psicologiche più profonde, se esse risulteranno essere la vera causa della sua rabbia. In questo caso si potrà ritenere opportuno cambiare i rimedi a seconda delle nuove problematiche che sono venute a galla, altrimenti, se la madre ha ritrovato il suo equilibrio in famiglia, smetterà di prendere i rimedi. A questo punto potrà decidere se continuare il counselling o meno, a seconda dei suoi reali bisogni. Per esempio, deciderà di continuare ad andare dal Counsellor se sarà interessata a continuare ad imparare le tecniche di relazione da poter utilizzare all’interno della famiglia per un migliore ménage, oppure deciderà di voler lavorare sul suo matrimonio, o altro ancora.

In un interessante studio apparso su una rivista americana nel 2001 e condotto da Jeffrey R. Cram, PhD, del Sierra Health Institute a Nevada City, California, si è offerto a 11 pazienti che soffrivano di depressione da circa 22 mesi (2/3 dei pazienti erano diagnosticati dal DSM-4 avere depressione grave ricorrente) e che provenivano da 4 cliniche diverse, di essere curati per un mese con la sola psicoterapia, e per altri 3 mesi con psicoterapia integrata a floriterapia; mentre ad un solo paziente si è offerto counseling e supporto nutrizionale al posto della psicoterapia. Il risultato è stato per il primo mese di nessun cambiamento con la sola psicoterapia negli indici di misura usati per la depressione (Beck Depression Inventory e Hamilton Depressions Scale), mentre la psicoterapia integrata alla somministrazione dei Fiori di Bach ha prodotto riduzioni significative degli stessi indici di circa il 50%. I Fiori di Bach sono stati somministrati individualmente secondo le necessità di ciascuno dei pazienti, e non utilizzando un trattamento “standard”. Il risultato dello studio di Cram non solo supporta l’ipotesi che i Fiori di Bach sono efficaci nel trattamento della depressione, ma che l’effetto placebo esiste, solo che non è durevole (da 2 a 4 settimane), ed è per questo che si è deciso di utilizzare un periodo di tempo di 3 mesi per lo studio in questione. Inoltre, lo studio ha ulteriormente dimostrato che non esistono interferenze fra i farmaci anti-depressivi e i Fiori di Bach. Non solo, ma uno dei pazienti ha interrotto con successo la somministrazione di farmaci anti-depressivi durante i tre mesi di trattamento.

Alla fine del suo studio, Cram non solo afferma che i Fiori di Bach sono uno strumento che assiste i pazienti a risolvere le loro problematiche psicologiche profonde che contribuiscono alla loro depressione e la perpetuano, ma anche che la floriterapia non può essere risolta in 15 minuti di prescrizione dei rimedi, ma piuttosto comprende 50 minuti buoni di counseling, reso più efficace dall’aiuto dei rimedi.

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