Wild Rose

L’essenza di “Wild Rose” viene preparata da giugno ad agosto raccogliendo i fiori della Rosa canina.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Wild Rose sono: Rassegnazione, apatia.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi cosí descrive le persone che necessitano dell’essenza floreale Wild Rose: “Coloro che senza una ragione apparentemente sufficiente si rassegnano a tutto ciò che accade, e non fanno che trascinarsi nella vita, prendendola come viene, senza minimamente sforzarsi di migliorare le cose e trovare un po’ di gioia. Si sono arresi alla lotta della vita senza lamentele.”

Lo stato emotivo Wild Rose é doloroso per quanti di noi ne fanno esperienza, in quanto ci rende spettatori della nostra vita, e non attori. Tutto ció che succede intorno a noi sembra scivolarci addosso, quasi non ci appartenesse. Sembra che tutto sia predestinato, e che nulla potrebbe cambiare l’evolversi delle circostanze. E dunque, perché lottare?

Eh sí, perché la vita é anche una lotta, anzi, é la vita stessa che ci insegna a lottare per raggiungere la consapevolezza che ci accompagnerá nel cammino verso la nostra missione. Rassegnarsi prima ancora di lottare significa allora perdere questa unica e formidabile opportunitá che ci dá la vita, e cioé sperimentare la vera gioia alla fine del nostro cammino.

Il Fiore di Bach Wild Rose rende consapevoli del fatto che l’accettazione della vita non significa farsi trascinare dagli eventi, ma diventarne invece protagonisti. Fa riaffiorare in noi quei sentimenti (pathos) verso la vita che avevamo perso non si sa per quale ragione, o addirittura dimenticato, per farci apprezzare ancora di piú le gioie che ci aspettano sia durante che al termine del nostro percorso.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Wild Rose si colloca nel Gruppo dell’Insufficiente interesse nelle circostanze presenti, insieme alle essenze Honeysuckle, Mustard, Clematis, White ChestnutChestnut Bud e Olive.

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Clematis

L’essenza di “Clematis” viene preparata nei mesi di luglio, agosto e settembre raccogliendo i fiori profumati della Clematis vitalba, nota anche con il nome comune di Vitalba (o “vite bianca”).

Le parole chiave per il Fiore di Bach Clematis sono: Sognare il futuro ad occhi aperti.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive le persone che necessitano dell’essenza floreale Clematis: “Per i sognatori, gli assopiti, coloro che non sono completamente svegli, non hanno grande interesse nella vita. Sono persone tranquille, non veramente felici delle circostanze in cui si trovano, vivendo più nel futuro che nel presente; vivendo nella speranza di tempi più felici, quando i loro ideali potranno forse realizzarsi. Nella malattia, alcuni si sforzano poco o niente per stare bene, ed in alcuni casi possono anche augurarsi la morte, nella speranza di tempi migliori; o magari, di incontrare nuovamente un amore perduto.”

Il Clematis in equilibrio è una persona estremamente creativa. Fra le personalità Clematis ci sono artisti dotati della rara qualità di unione dell’espressione altamente spirituale di Sé con la capacità di contribuire, ad un livello più materiale, allo sviluppo del genere umano. Questo vuol dire mettere al servizio del genere umano il proprio talento, che è forse una delle più alte espressioni del proprio Sé.

Una caratteristica delle persone Clematis è comunque la tranquillità con la quale prendono la vita, a differenza di altre persone che dimostrano di essere sempre e comunque attive. Inoltre, vivono sempre nell’aspettativa di tempi migliori, con il pericolo di non godere appieno delle circostanze di vita presenti. Infatti, le loro aspettative sono tante e tali che è difficile che possano trovare riscontro nella vita di tutti i giorni.

Queste persone tendono quindi a cadere vittima delle loro stesse aspettative di vita. Lo squilibrio subentra quando, inconsapevolmente, confrontano se stesse – e i loro talenti – con il mondo esterno. La mente non accetta il confronto e si chiude. Le persone appaiono assopite, rinunciando ad interessarsi alla vita in prima persona. Nel loro intimo si sentono sole ed infelici. Forse, non comprese dal mondo esterno. Il sogno non è altro che una reazione alla loro infelicità, un modo per sentirsi ancora “vive”. Sognano una vita in cui le loro aspettative vengano accolte dal mondo esterno, il loro talento riconosciuto. Sono dei romantici, e quindi sognano di poter ri-incontrare la persona amata in un’altra vita….. e non avendo paura della morte, quando si ammalano non si sforzano di stare meglio.

Il rimedio di Bach Clematis può riportare l’equilibrio nella mente di queste persone; riportare l’interesse nella vita di tutti i giorni, che è anche semplicemente l’espressione del proprio talento senza particolari aspettative, ma solo con l’intento di voler donare al mondo esterno una parte importante di sé. E di conseguenza, la comprensione della felicità che il dono di sé implica.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Clematis si colloca nel Gruppo dell’Insufficiente interesse nelle circostanze presenti, insieme alle essenze Honeysuckle, Mustard, Wild Rose, White ChestnutChestnut Bud e Olive. Inoltre, Clematis è uno dei rimedi contenuti nel Rescue Remedy, una miscela di Fiori ideata dal Dr. Edward Bach come aiuto nei casi di emergenza.

Impatiens

Il Rimedio di Bach “Impatiens” viene preparato raccogliendo solo i fiori di color viola pallido dell’Impatiens glandulifera, che fiorisce da luglio a settembre.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Impatiens sono: Impazienza, irritabilità.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la personalità Impatiens: “Coloro che sono veloci in pensieri ed azioni e desiderano che ogni cosa sia fatta senza esitazione o ritardo. Se malati, sono ansiosi di guarire presto. Trovano molto difficile essere pazienti con le persone lente, considerandolo sbagliato ed una perdita di tempo, e si adoperano in tutti i modi per rendere tali persone più veloci. Spesso preferiscono lavorare e pensare da soli, per poter fare tutto secondo i loro propri ritmi. ”

Le persone “Impatiens” difettano di una delle grandi virtù a cui tutti noi dovremmo tendere: la pazienza. A questo proposito, vorrei ricordare quanto detto da S.S. il Dalai Lama nel libro scritto con Howard C. Cutler  L’Arte della Felicità. Quando si parla del concetto di pazienza – spiega il Dalai Lama – bisogna considerare sia l’aspetto positivo che negativo. L’impazienza – dice il Dalai Lama – non è sempre negativa. Ci può infatti aiutare ad agire in modo da sbrigare le nostre faccende di tutti i giorni. Oppure, l’impazienza di raggiungere la pace nel mondo – sicuramente è positiva. Però, in situazioni difficili, la pazienza ci aiuta a mantenere la forza di volontà e ci può sostenere. Sempre secondo il Dalai Lama, c’è una forte connessione fra umiltà e pazienza. La differenza sta nel fatto che mentre l’umiltà implica una capacità di confrontarsi, nella pazienza risiede una componente di autodisciplina.

Umiltà e pazienza sono quindi qualità che le persone Impatiens devono coltivare. L’irritabilità caratteriale frutto dell’impazienza di queste persone potrà risolversi solo se rafforzeranno in loro la volontà di migliorare, di guardare alle qualità di tolleranza, umiltà e pazienza che risiedono dentro di loro e farle venire allo scoperto. Meditare su queste loro qualità sopite le aiuterà a raggiungere la serenità interiore. L’ansia si dissolverà e farà posto alla tolleranza verso quelle persone che nella vita non hanno i loro stessi ritmi. E la solitudine non verrà più da loro ricercata come unico modo per fuggire da tali persone, ma come mezzo per meditare sulla diversità e quindi la necessità di fare leva sulla propria capacità di cambiamento. Allo stesso modo, nella malattia adotteranno un atteggiamento di rispetto verso il proprio corpo, che anche ha una sua propria capacità di ristabilirsi e suoi propri tempi.

Assumere il rimedio di Bach Impatiens aiuta in questo processo di comprensione della propria natura e nella risoluzione dei problemi ad essa connessa.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Impatiens si colloca nel Gruppo della Solitudine, insieme alle essenze Water Violet e Heather. Inoltre, Impatiens è uno dei rimedi contenuti nel Rescue Remedy, una miscela di Fiori ideata dal Dr. Edward Bach come aiuto nei casi di emergenza.

Water Violet

Il Rimedio di Bach “Water Violet” viene preparato con i fiori dell’Hottonia palustris all’inizio dell’estate. Nonostante le venga attribuito il nome di “violetta d’acqua”, questa pianta non proviene dalla famiglia delle viole, e cresce prevalentemente in Europa settentrionale e centrale.

Le parole chiave per il Fiore di Bach Water Violet sono: Orgoglio, superiorità.

Il Dr. Edward Bach nel suo libro I dodici guaritori e altri rimedi così descrive la personalità Water Violet: “Per coloro che amano star soli nella salute o nella malattia. Sono persone molto tranquille, che si muovono senza far rumore, parlano poco, e in modo gentile. Molto indipendenti, capaci e sicure di sé. Quasi non si curano delle opinioni degli altri. Sono riservate, lasciano in pace le persone e vanno per la loro strada. Spesso intelligenti e di talento. La pace e la calma che sono loro proprie sono una benedizione  per coloro che le circondano.”

E’ relativamente facile riconoscere la persona Water Violet: le è caratteristico un senso di superiorità che molto spesso può essere attribuito alla loro intelligenza quasi fuori dal comune. Questo loro senso di superiorità di solito allontana le altre persone, ma questo non vuol dire che non abbiano amicizie. La loro riservatezza viene molto apprezzata, anche se non del tutto capita. Comunque, i Water Violet non si curano delle opinioni degli altri: desiderano essere lasciati in pace, così come loro stessi fanno con gli altri. Amano la solitudine, e comunque non ne hanno paura, perché amano la quiete come prima cosa. Inoltre, la loro forte indipendenza e sicurezza fanno sì che non necessitino dell’aiuto degli altri. Anche nella malattia, desiderano rimanere soli. C’è da dire che la gentilezza nei modi, e la calma che sono loro proprie le rendono molto ben volute dagli altri, che in un certo senso se ne sentono attratti.

Le persone Water Violet hanno bisogno di assumere il Rimedio di Bach nei momenti in cui il loro orgoglio e  superiorità diventano eccessivi, tanto da non curarsi nemmeno di quelle persone che vivono loro accanto e hanno bisogno del loro aiuto. Oppure quando, nella malattia, allontanano quelle persone che si offrono di aiutarle per accelerare la loro guarigione. L’assunzione del rimedio Water Violet in queste circostanze farebbe loro capire che la pace interiore a cui anelano non potrà mai venire meno, anche quando viene messa a disposizione delle persone che le circondano. Perché è anche possibile rimanere noi stessi pur donando nello stesso tempo ciò che di bello è in noi per il beneficio di tutti.

Fra i 7 Gruppi Emozionali individuati da Edward Bach, Water Violet si colloca nel Gruppo della Solitudine, insieme alle essenze Impatiens e Heather.

Il Counselling integrato ai Rimedi di Bach – III PARTE

Sia il Counselling che il Sistema di Bach concordano nel ritenere la comprensione di sé e la consapevolezza del proprio percorso di vita indispensabili affinché si instauri un equilibrio fra mente e corpo, considerando l’auto-guarigione non solo possibile, ma l’unico obiettivo che ogni individuo deve ricercare.

Infatti, l’Educatore di Bach, come il Counsellor, non è un terapeuta nel vero senso del termine, perché la sua funzione non è quella di “curare” la malattia o il disagio, ma di far sì che attraverso una maggiore consapevolezza di sé il cliente arrivi da solo a “scoprire” la sua Anima, e cioè il suo vero essere. L’unica differenza risiede nel fatto che l’Educatore di Bach ha uno strumento in più per arrivare al suo scopo, e cioè i Rimedi floreali, che prescriverà dopo un primo colloquio con il cliente della durata di circa 50 minuti, e solo dopo aver spiegato la loro funzione ed il cliente abbia accettato di assumerli, così da renderlo – appunto – consapevole del proprio modo di essere, delle sue debolezze così come delle sue forze. Anche qui, come nel Counselling, ci deve essere una presa di coscienza da parte del cliente, di modo che la sua guarigione possa essere efficace, e quindi si possa parlare di vera auto-guarigione.

Prescrivere i Rimedi di Bach durante le sedute di Counselling può agevolare ulteriormente la presa di coscienza da parte del cliente, e perciò accelerare la sua auto-guarigione.

Prendiamo ad esempio una madre che si rivolge al Counsellor per aiutarla ad eliminare le sue esplosioni di rabbia verso i figli. Perché il counselling possa avere successo ci vorranno settimane o mesi (a seconda delle ragioni che spingono la madre alle sue esplosioni di rabbia). Nel frattempo, però, i suoi figli a casa continuano a soffrire. In questo caso, somministrare i Rimedi di Bach alla madre fin dal primo giorno può aiutarla a calmarla in poco tempo. I rimedi potranno aiutarla ad avere più pazienza, più controllo di sé e meno rabbia. La sua vita familiare potrà nel frattempo essere più stabile e felice, mentre lei imparerà dal counselling le strategie migliori per combattere la rabbia e relazionarsi agli altri. Inoltre, i rimedi potranno aiutarla a scoprire problematiche psicologiche più profonde, se esse risulteranno essere la vera causa della sua rabbia. In questo caso si potrà ritenere opportuno cambiare i rimedi a seconda delle nuove problematiche che sono venute a galla, altrimenti, se la madre ha ritrovato il suo equilibrio in famiglia, smetterà di prendere i rimedi. A questo punto potrà decidere se continuare il counselling o meno, a seconda dei suoi reali bisogni. Per esempio, deciderà di continuare ad andare dal Counsellor se sarà interessata a continuare ad imparare le tecniche di relazione da poter utilizzare all’interno della famiglia per un migliore ménage, oppure deciderà di voler lavorare sul suo matrimonio, o altro ancora.

In un interessante studio apparso su una rivista americana nel 2001 e condotto da Jeffrey R. Cram, PhD, del Sierra Health Institute a Nevada City, California, si è offerto a 11 pazienti che soffrivano di depressione da circa 22 mesi (2/3 dei pazienti erano diagnosticati dal DSM-4 avere depressione grave ricorrente) e che provenivano da 4 cliniche diverse, di essere curati per un mese con la sola psicoterapia, e per altri 3 mesi con psicoterapia integrata a floriterapia; mentre ad un solo paziente si è offerto counseling e supporto nutrizionale al posto della psicoterapia. Il risultato è stato per il primo mese di nessun cambiamento con la sola psicoterapia negli indici di misura usati per la depressione (Beck Depression Inventory e Hamilton Depressions Scale), mentre la psicoterapia integrata alla somministrazione dei Fiori di Bach ha prodotto riduzioni significative degli stessi indici di circa il 50%. I Fiori di Bach sono stati somministrati individualmente secondo le necessità di ciascuno dei pazienti, e non utilizzando un trattamento “standard”. Il risultato dello studio di Cram non solo supporta l’ipotesi che i Fiori di Bach sono efficaci nel trattamento della depressione, ma che l’effetto placebo esiste, solo che non è durevole (da 2 a 4 settimane), ed è per questo che si è deciso di utilizzare un periodo di tempo di 3 mesi per lo studio in questione. Inoltre, lo studio ha ulteriormente dimostrato che non esistono interferenze fra i farmaci anti-depressivi e i Fiori di Bach. Non solo, ma uno dei pazienti ha interrotto con successo la somministrazione di farmaci anti-depressivi durante i tre mesi di trattamento.

Alla fine del suo studio, Cram non solo afferma che i Fiori di Bach sono uno strumento che assiste i pazienti a risolvere le loro problematiche psicologiche profonde che contribuiscono alla loro depressione e la perpetuano, ma anche che la floriterapia non può essere risolta in 15 minuti di prescrizione dei rimedi, ma piuttosto comprende 50 minuti buoni di counseling, reso più efficace dall’aiuto dei rimedi.

Il Counselling integrato ai Rimedi di Bach – II PARTE

Nel metodo di approccio del sistema di Bach il colloquio è un metro indispensabile per un’accurata “diagnosi” delle emozioni che vengono sperimentate dal cliente nel momento in cui chiede l’aiuto del consulente. Non è infatti previsto nel sistema di Bach alcun processo meccanico né intuitivo.

                Quando alla fine degli anni ’60 Philip M. Chancellor, con il proposito di pubblicare il suo libro sui Rimedi Floreali di Bach chiese a Nora Weeks – la più stretta collaboratrice del Dr. Edward Bach – di esporre brevemente il metodo e la procedura che la stessa Nora Weeks, con Victor Bullen e molti altri consulenti di Bach usavano nei colloqui con i clienti al fine di prescrivere i rimedi a loro più congeniali, ella iniziò con lo scrivere che non esiste una lista di domande “standard” per la prescrizione dei rimedi, poiché ogni cliente deve essere trattato individualmente e diversamente da ogni altro. Continuò dicendo che ciò implicava che ad ogni individuo ci si dovesse rivolgere in una maniera commisurata alla sua comprensione, al suo vissuto e alla sua attitudine generale nei confronti della vita. La cosa più importante è mettere il cliente a suo agio, fargli sentire che gli si è amico e che lo si vuole aiutare in modo sincero. Bisogna farlo sentire sicuro del fatto che può parlarci di lui con assoluta fiducia, poiché è solo parlandoci di lui stesso senza riserve che si è poi capaci di poterlo aiutare prescrivendo il corretto rimedio per la sua condizione.

            Inoltre, Nora Weeks ricorda che il bravo consulente – o medico  – è anche un bravo ascoltatore. Continua dicendo che bisogna coltivare questa abitudine e lasciare parlare il cliente, ma bisogna anche essere sicuri di ascoltarlo attentamente! Si può cominciare il colloquio dicendo ad esempio: “Poiché Lei forse non conosce abbastanza i Rimedi Floreali di Bach, mi dica intanto qualcosa riguardo le sue difficoltà a livello fisico, e poi io Le farò qualche domanda su di Lei.” In questo modo, e cioè parlandoci dei suoi sintomi fisici, il cliente rivelerà moltissimo di se stesso, e queste sono le informazioni che i consulenti vogliono conoscere. Il cliente potrebbe dire, in modo del tutto inconsapevole, che ha paura che il problema peggiori (MIMULUS), o che ha perso la speranza di poter essere curato (GORSE). Potrebbe dire “sono così impaziente” oppure ” così teso che il mio lavoro ne risente” (IMPATIENS). Indirettamente, il cliente potrebbe dire che prova “del vero risentimento verso questa o quell’altra persona o condizione” (WILLOW). Tutte queste frasi, che possono sembrare casuali, hanno per i consulenti una grandissima importanza, specie perché sono spontanee. Nora Weeks continua sottolineando quanto il modo di parlare del cliente sia di estrema importanza. Come parla? Parla velocemente o in modo nervoso, oppure lentamente ed in modo esitante? Parla con grande determinazione, o con una voce che indica autorità? Bisbiglia con l’insicurezza dell’incertezza e della paura?

            Bisogna anche studiare l’espressione del viso del cliente, poiché essa riflette le emozioni. E’ un’espressione preoccupata, oppure arrossisce o aggrotta le ciglia? Il suo sorriso è spontaneo, oppure è forzato, per coprire un qualche dolore o angoscia profondi? E’ necessario osservare i movimenti del cliente. E’ seduto calmo, o muove nervosamente le mani o i piedi? Cambia spesso posizione sulla sedia mostrando irrequietezza?

            La regola è pertanto quella di ascoltare con calma e guardare attentamente il cliente che parla. Gli si possono fare delle domande, senza però mai interrompere il suo discorso. Gli si potrebbe chiedere: “Da quanto tempo ha questo disturbo? C’è stato uno shock fisico o emozionale connesso al problema (STAR OF BETHLEHEM)? C’è stato un dispiacere? C’è ancora una preoccupazione connessa al problema che continua a presentarsi nella sua mente (WHITE CHESTNUT)?” E’ necessario considerare l’età e la situazione generale del cliente, se è sposato, vedovo o celibe, etc.; si sofferma a pensare al passato (HONEYSUCKLE)?

            Nora Weeks ricorda inoltre che lo stesso Dr. Edward Bach dava consigli su come svolgere il colloquio. Il suo parere era quello di dire al cliente di pensare e di concentrarsi sulle sue qualità positive. Secondo Nora Weeks, bisogna sempre far sapere al paziente che non è il solo al mondo ad avere un problema simile [al suo], e bisogna assicurarlo sinceramente del fatto che le sue difficoltà sono solo temporanee, e che le sue paure si manifestano perché sta sviluppando il grande coraggio che è già insito in lui, perché la paura, dopo tutto, è semplicemente una prova di coraggio. Inoltre, bisogna dirgli che c’è in lui comprensione e tolleranza verso gli altri, e che l’impazienza e l’irritabilità hanno solo temporaneamente avuto il sopravvento su quei sentimenti. Bisogna assicurarlo nuovamente che non è il solo a provare le emozioni [che prova], e che proprio quelle emozioni che per lui sono le più problematiche possono essere del tutto eliminate.

            Alla fine dell’esposizione del “colloquio-tipo” di un consulente di Fiori di Bach, Nora Weeks sottolinea che il colloquio con il cliente è di per se stesso di estrema importanza nell’aiutarlo a superare il suo problema. Inoltre, esso crea la base per un rapporto di fiducia del cliente non solo verso il consulente ma anche verso i rimedi di Bach come cura del disturbo di cui soffre. L’invito di Nora Weeks è infine quello di fare in modo che il cliente lasci lo studio del consulente sentendosi meglio di quando ne è entrato: questa è la regola principale della pratica di consulente.